JOSEPH BEUYS

di Carmine Mario Muliere

«L’arte ripropone il problema della creatività totale.
La rivoluzione può nascere solo dalla libertà dell’uomo.» 

Beuys

Parlare di Joseph Beuys è SempliceMente semplice o estremamente complesso. Occorrerà – cosí come andrebbe fatto per ciascun artista – riferire almeno i momenti decisivi della sua vita. Momenti che hanno determinato e precisato sia le scelte registrate con le opere ma, soprattutto, attraverso le situazioni testimoniate dall’attività performativa che dà valore qualificante al suo modo di essere genuinamente libero nella continua ed incessante proposta del «concetto ampliato dell’arte e della scultura sociale». Egli ha detto: «L’arte ripropone il problema della creatività totale. La rivoluzione può nascere solo dalla libertà dell’uomo».

Dunque l’arte contiene la possibilità di rigenerazione? Una palingenesi che possa scaturire dalla libertà?

Wilhelm Lhembruck e Rudolf Steiner uniti nell’appello che quest’ultimo rivolse nel 1919 al popolo tedesco e alle nazioni civili proponendo la ricostruzione dell’organismo sociale su una rifondazione totalmente nuova.
La sua visione del mondo (Weltanschauung) era precipua allo spirito universale di Leonardo e Goethe e, conseguentemente, all’antroposofia di Steiner il cui intenso lavoro sui diversi Vangeli, su teosofia e apocalisse, sul secondo avvento di Cristo, sulla «fisiologia occulta», lo portò a fondare la società antroposofica e pose la prima pietra del Goethenaum di Dornach.
Scrive Heiner Stachelhaus: «Che in Beuys fosse presente sin dall’inizio, seppur in maniera inconsapevole, un’affinità con il mondo di Rudolf Steiner, lo mostra un acquarello del 1948 dal titoloTurmalinzange (Forcipe di tormalina). In ottica questa espressione si usa per indicare un semplice apparecchio di polarizzazione: due lastre di tormalina incastonate in un congegno simile a un forcipe. L’opera nacque sulla pagina ingiallita di un quaderno, dove Beuys tra il 1942 e il 1944, all’epoca in cui si trovava sul fronte orientale, aveva scritto il seguente testo:
Opera dell’amore / Sulla terra uomini, animali, piante / Montagne, fiumi, venti, luci / che irrompendo ci rassomigliano / bastano segni, su di noi Cristianità / che irrompe attraverso il / potere di Cristo in me / sollevare lo sguardo come essere nuovo / dilatandosi un più grande respiro / ha bisogno di trovare se stesso / senza fine dell’intera conversione / e del sangue dell’amore / ed irradiarsi + liberazione / tessendo / farmacia induttiva / metamorfosi / pensiero».

Negli anni ‘50, lesse Marx, Aristotele e James Joyce, rimanendo attratto anche formalmente per la mobilità linguistica dello scrittore irlandese. Contemporaneamente fu anche attratto da scrittori quasi sconosciuti come Josephin Péladan che tradusse anche l’opera di Richard Wagner e che nel 1888, divenne Gran Maestro, Sâr, di un movimento rosacrociano da lui stesso fondato. Beuys conosceva i libri di Péladan ed era affascinato dai rosacroce, il cui padre spirituale è considerato Johann Valentin Andreä, che viene associato a Christian Rosencreutz. Particolarmente autorevole fu l’Ordine dei rosacroce, fortemente influenzato dagli ideali della massoneria tedesca. Beuys, affascinato dai rosacroce, trovò in Yves Klein (Le Monochrome) un artista che condivideva il suo pensiero.

Un incontro importante risulta quello con i fratelli Hans e Franz Joseph van der Grinten i quali, sul suggerimento del pittore Hermann Täuber, iniziarono a collezionare i lavori di Beuys a partire dal 1951, acquistando al costo di 40 marchi un disegno e una xilografia: Lotos-Ornament – Ornamento di Loto, e Tiebegegnung – Incontro di animali. Nel corso di 35 anni essi hanno costituito una raccolta di circa 1000 opere di Beuys ed hanno organizzato 40 mostre in musei d’Europa.
Questa collezione oggi è visibile nel castello di Moyland che si trova tra Kalkar e Kleve. Il rapporto con la famiglia van der Grinten è stato vitale quando egli subí una tremenda depressione da cui guarí grazie alla madre dei due fratelli. Anche da questa malattia, o meglio dalla crisi che la determinò, ha tratto delle riflessioni essenziali: «…Ritengo che questa fase sia stata per me una delle piú importanti, in quanto mi sono completamente riorganizzato anche costituzionalmente: mi ero trascinato dietro un corpo per troppo tempo… Le cose in me dovevano totalmente trasformarsi, doveva aver luogo un cambiamento fin dentro la mia natura. Nella vita, le malattie sono quasi sempre anche delle crisi spirituali, dove esperienze e processi mentali ormai vecchi vengono allontanati o, per meglio dire, nuovamente fusi in mutamenti affatto positivi». Annota ancora Heiner Stachelhaus: «Il concetto ampliato dell’arte porta inevitabilmente a ciò che Beuys chiama scultura sociale: si tratta di una categoria artistica totalmente nuova, una nuova musa che compare di fronte alle vecchie. L’estetica contemplativa di Rudolf Steiner qui diventa operante, cosí come il suo organismo sociale: vita dello spirito, vita del diritto, vita dell’economia; ecco la triplice struttura, presupposto per la realizzazione dell’ideale di libertà, uguaglianza, fraternità. Con la scultura sociale Beuys supera il ready-made di Marcel Duchamp. Infatti non gli interessa più il rapporto museale, ma quello antropologico. La creatività è per lui scienza della libertà».

 

Aktion im Moor – Azione nella palude

Con le sue continue performances, Beuys modellò questa sua lucida idea con affermazioni perentorie e profonde: «Si arriva alla materia solo quando si arriva alla morte. Il cervello è il sostrato materiale del pensiero, organo di riflessione, duro e liscio come uno specchio. Quando si è consapevoli che si tratta di un organo riflettente, ci si rende conto che è possibile pensare solo attraverso la morte, e che perciò esiste senza dubbio qualcosa di piú elevato per il pensiero: la sua resurrezione nella libertà conquistata con la morte, una nuova vita per il pensiero. Dal momento che in futuro ciò potrà avvenire in tutt’altro modo, è lecito supporre che tra qualche tempo si potrà pensare col ginocchio. Ed io sostengo che già lo si può fare oggi…».

Questo processo porterà secondo lui l’uomo a dover «entrare di nuovo in relazione con gli animali, le piante e la natura verso il basso, e verso l’alto con gli angeli e gli spiriti». Egli consigliava la massima dedizione all’insegnamento poiché riteneva decisiva l’educazione estetica dell’uomo: «Le scuole devono diventare istituti educativi in un senso nuovo, che considerino l’istruzione come formazione plastica. L’uomo deve essere istruito nel modo giusto, vale a dire impastato bene. Bisogna davvero impastarlo bene, da sopra e da sotto. L’individuo è malleabile plasticamente, mentre attraverso il programma didattico attuale i ragazzi vengono per lo più deformati. Non diventano plastici, rimangono anzi antiplastici, smorti. Crescono troppo in fretta, invecchiano precocemente, diventano piccolo-borghesi, egoisti. E da tutto ciò hanno origine i nostri comportamenti attuali, inadeguati ed immorali. Un’educazione sbagliata produce conseguenze inimmaginabili».

 

Stuhl mit Fett – Sedia con grasso, 1964

La portata del lavoro di Joseph Beuys è immensa ed è ancora da scoprire. Ha realizzato circa 70 Azioni, 50 installazioni e 130 mostre personali, a ciò và aggiunto l’energia profusa nell’insegnamento e nell’impegno politico riscontrabile nelle conferenze, nei dibattiti e interviste rilasciate in tutto il mondo: «Io mi nutro sciupando energia».
Ed estesa era la lista dei materiali delle sue opere com’è descritta da Willi Bongard: «Ratti imputriditi in erba rinsecchita. Una salciccia verniciata con pittura marrone per pavimenti. Bottiglie, grandi e piccole, aperte e chiuse. Api morte su una focaccia. Poi una pagnotta di segale, fasciata ad una estremità con del nastro isolante nero. Una cassa di latta piena di sego, con dentro un termometro. Crocifissi di feltro, di legno, di gesso, di cioccolata. Blocchi di grasso della grandezza di un mattone sulla piastra di un vecchio fornello elettrico. Un biberon. Stecche di cioccolata marrone, riverniciate nella stessa tinta. Pezzi di feltro grigio. Pile di vecchi giornali legati con cordoncini di spago, con sopra dipinte delle croci marroni. Salcicce un pó ammuffite. Un vaso per conserve riempito di api. Due pentole attaccate con un filo a un pezzo d’ardesia. Unghie di piedi tagliate. Stanghe di rame avvolte nel feltro. Estremità di salcicce. Gusci colorati di uova pasquali. L’impronta di una dentiera nel sego». Questa descrizione è relativa alla mostra della collezione Ströher tenuta nell’agosto del ‘68 al Kunstverein di Amburgo.

 

Raumplastik – Scultura spaziale

 

Raumplastik – Scultura spaziale

Aderí al movimento di Fluxus approdato in Europa a Wiesbaden nel ‘60 staccandosene nel ‘63 anno in cui organizzò il loro primo concerto presso la Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf: Festum fluxorum Fluxus, nel corso della seconda serata compí l’azione violenta su una lepre morta e con essa si autoemarginò dal gruppo neodadaista. Proseguí il suo viaggio solitario: una delle tappe importanti resta Eurasia und 34. Satz der Sibirischen Symphonie – Eurasia e 34° movimento della sinfonia siberiana, il cui tema introduttivo è Kreuzesteilung – Divisione della croce; si svolse a Copenaghen il 14-15 ottobre del ‘66 nella galleria 101 Gruppe Handwagen 13. Da questa scaturisce Eurasienstab – Barra d’Eurasia, realizzata il 2 luglio dell’anno seguente nell’azione Barra d’Eurasia fluxorum organum op. 39, nella galleria Nächst St. Stephan di Vienna. Nel maggio del ‘69 all’Accademia di Francoforte sul Meno (Experimenta 2), mise in atto l’azione Ifigenia/Tito Andronico unendo Goethe, Klaus Peymann, William Shakespeare e Wolfgang Wiens. Tante altre ancora fino al 1971 quando tuffandosi nello Zuider Zee (Ostenda) attua Aktion im Moor – Azione nella palude che è il preludio a quelle che esplodono nella proposta di Difesa della Natura: 7000 Eichen – 7000 querce, progetto pensato per Documenta 7, e iniziato a Kassel nel 1982; all’inaugurazione Beuys piantò il primo albero sul Friedrichspaltz davanti al Museum Fridericianum.

Il progetto secondo le sue previsioni sarebbe stato portato a termine cinque anni dopo con la messa a dimora dell’ultimo dei 7000 alberi previsti. Morí l’anno prima ma la sua idea viene realizzata il 12 giugno 1987, all’apertura di Documenta 8, quando suo figlio Wenzel pianta la quercia n. 7000 alla presenza della madre Eva. Kassel possiede una scultura che cresce ed è la piú grande scultura ecologica del mondo.

 

Beuys e Warhol

In Italia Beuys è approdato a Napoli accolto da Lucio Amelio nel 1971 e da allora organizza mostre, incontri e azioni anche altrove. Tramite Amelio conosce Lucrezia De Domizio e Buby Durini con i quali e per i quali realizza importanti Azioni che si possono raggruppare nel progetto Difesa della Natura, una operazione nata a Bolognano nel 1980. Scrive Lucrezia De Domizio: «Con Joseph Beuys inizia una nuova era per l’arte e per la società. Tutto il terzo millennio avrà le radici del pensiero beuysiano. L’uomo necessita di un altro uomo, perché la forza della vita di ogni individuo, che sia animale o vegetale, ha bisogno di essere nutrita dalla comunicazione e dall’amore cosmico. Finché esisteranno una sola pianta e un solo uomo vivrà il pensiero regale di Joseph Beuys».

Testi utilissimi e che vi consigliamo per iniziare ad inquadrare la complessità dell’opera di Beuys sono i seguenti: Lucrezia De Domizio Durini, IL CAPPELLO DI FELTRO – Joseph Beuys Una vita raccontata, Edizioni Carte Segrete, Roma 1991. Heiner Stachelhaus, Joseph Beuys, Tullio Pironti Editore, Napoli 1993. Indichiamo anche il sito FIU-Verlag dedicato interamente a Beuys che ci ha segnalato Rainer Rappmann: www.fiu-verlag.com

Articolo pubblicato in EQUIPèCO n.4 – Anno II – Estate 2005